lørdag 22. desember 2012

lørdag 15. desember 2012

Pitch black

Sento il loro odore, avverto i loro movimenti. Gli occhi chiusi, tengo Cecilia contro il petto. Sento il suo respiro sul collo. Jack mi taglierebbe la testa, sapesse. Polly, Black, Ritter. Li sento. Appoggio la spalla contro la sua. Le palpebre sono di piombo. L'aria e' pesante, sporca della nostra paura. Non ho mai avuto cosi' tanto fottuta paura. Stringo il mauler. Lo stringo con tutte le forze che ho. Devo uscire. Non importa, non importa nulla. Loro devono restare al sicuro.

[...]

Riapro gli occhi di colpo. Non so quante ore siano passate. Ho la bocca impastata, e le braccia leggere. Cecilia e' fra le braccia di El. Strofino la fronte, come se insieme alle rughe della pelle potessi distendere le piaghe nella testa. Manca qualcuno. Lo sento ancora prima di aprire gli occhi. Poi gli spari. Il panico si accende come una miccia nella testa. Provo il fottuto irrimediabile bisogno di annegare tutto, fino all'ultimo neurone in una vasca di whisky. Ma il bisogno non dura oltre l'arrivo del panico. Mi butto contro El. Non ho bisogno di chiedere. "Polly". Mi si ferma il cuore. Non so se siano piu' forti la paura o la rabbia. Entrambi mi divorano la testa.

[...]

Scorro il cortex freneticamente. Polly mi ha lasciato il suo pad, ha preso il mio. Ha programmato tutto. Se lo hanno ammazzato e' colpa mia. Se e' morto e' colpa mia. Colpa mia. Colpa mia. Colpa mia.

[...]

E' vivo. Vivo. E catturato. Per l'ennesima volta. Non ho nemmeno fatto in tempo a sedermi con lui guardandoci negli occhi, ad impostare la rotta, che e' gia' di nuovo dentro. I bastardi sono ancora qui fuori. La voce di Molly e' rassicurante. Riapro gli occhi. La sagoma appannata di El e di Cecilia mi inetta un qualcosa di definitivo nelle vene. Sono tutto. Tutto cio' che mi impedisce di fare la piu' grande cazzata della mia vita.  Stringo il mauler. Prima di arrivare a loro, dovranno passare su ogni fottuto proiettile perforante che ho nel caricatore. E sul mio corpo freddo.

E' l'ultima volta che ci toccano. L'ultima.

søndag 9. desember 2012

Cause

[30 novembre 2514. M.V. Burning Hope. Outer Rim circle, tratta Z73-Secure-L87]

Cause the sweetest kiss I ever got is the one I've never tasted
 
La Wyoming percorre rapida la sua tratta, lasciandosi dietro parsec di dubbi, di esitazioni. Eir Sterling, sdraiata sul proprio coat nella sala macchine, è zuppa, trema, digrigna i denti, e trattiene qualsiasi forma di voce nel fondo della gola. Si aggrappa alla pelle del browncoat, fissa l'unico macchinista rimasto lì, Tanny. Che a sua volta le lancia occhiate preoccupate, mentre cerca di far procedere la nave al meglio, nonostante gli scossoni. La Burning Hope, per quanto il nome le faccia onore, non è munita di sickbay. La camerata passeggeri è infestata da una banda di rancheros di Greenfield in ritorno da Bullfinch. Giocano a carte, fumano. Ha optato per l'ambiente più familiare. Scolla le labbra a fatica. Sta succedendo, sta per succedere. Il volto si contrae nell'ennesima smorfia assurda, ad assecondare e rispecchiare le contrazioni nel ventre. Ingoia il panico. La certezza di non potercela fare. La voce roca esce raschiando la gola con l'accento stanco e sbronzo di Safeport.
"Acqua.."
Tanny fissa la sala, allarga le narici, guarda lei. Annuisce, si allontana di corsa. La lascia sola. Lei si tira indietro, cerca di portare su la testa. La appoggia al macchinario dietro di sè. Il deck di gravitazione artificiale. Lo sguardo già sfuocato dal dolore, fissa la porta che si chiude dietro Tanny. Respira. Respira. Respira. Fissa la serratura del portellone. La fissa con tutta se stessa. Tlac.

 Cause my heart's become a crooked hotel full of rumours
But it's I who pays the rent for these fingered-face out-of-tuners
and I make 16 solid half hour friendships every evening

Tanny non ha nemmeno fatto in tempo a raggiungere la cambusa, quando succede. I suoi piedi perdono il contatto con il pavimento. Ogni equilibrio viene sovvertito. Ogni legge fisica forzata addosso alla porzione di spazio incluso nella Wyoming viene annullata. La gente si solleva da terra, cerca di aggrapparsi a quel che può, cercadi trovare un punto stabile. Qualcuno urla, qualcuno sbatte di lato. Tanny è di Saint. Maledice tutti i suoi dèi, tirandoli uno dopo l'altro giù dal Valhalla.
"Figlia di puttana."

 Cause your queen of hearts who is half a stone
And likes to laugh alone is always threatening you with leaving  
Oh but they play those token games on Willy Thompson
And give a medal to replace the son of Mrs. Annie Johnson

Eir Sterling fissa il contatto di gravitazione tranciato. Il rumore dei motori diventa più soffice, la pressione sui propulsori viene alleviata. Stanno avendo problemi in plancia. Non che se ne renda razionalmente conto o vi pensi. La mente è vuota. Tira avanti ad istinto. Si forza attraverso il dolore, prende a mazzate la logica, cerca balsami per i nervi. Balsami di spine. Respira, respira, respira. L'aria sembra non bastare mai, il cuore batte ovunque, ovunque sotto la pelle bagnata. Respira, respira, respira mentre il corpo fradicio e pesante si solleva lentamente dal coat. Mentre ogni peso nella testa sfuma, mentre il 'Verse riprende possesso di ogni cosa, riempiendolo del suo silenzio buio, immenso e pacifico. Chiude gli occhi. Respira. Respira. Respira. E' una notte di maggio, ed i plotoni di lucciole hanno appena conquistato la loro terra, hanno circondato la casa. E' fra le lenzuola, e tiene la sua mano. C'è solo il verde in cui annegare, e ci sono parole continue. Andrà tutto bene. Andrà tutto bene. Respira respira respira. Riapre gli occhi, e nel silenzio la scena surreale degli attrezzi che galleggiano per la sala macchina vuota le donano una pace infinita. Il silenzio, i movimenti familiare. La libertà e la sicurezza concentrate nella mancanza di gravità. La wyoming non è più una lattina volante. E' una bolla di sapone. Questione di secondi. Il volto è di nuovo storto in una smorfia incredibile.
"Puttanedaguerra. PUTTANEDAGUERRA"

Cause they told me everybody's got to pay their dues
And I explained that I had overpaid them
So overdued I went to the company store
and the clerk there said that they had just been invaded
So I set sail in a teardrop and escaped beneath the doorsill

Da più di un'ora, Tanny sta smanettando con la serratura sbarrata della sala macchine. E' riuscito ad assicurarsi con una corda, e sta maledicendo la browncoat pazza di Safeport. Ha bussato fino a scorticarsi il pugno, a vuoto. Continua a lavorare, le mani sudate e mille maledizioni fra i denti. Poi, fra un colpo e l'altro, sopra il rumore soffice dei motori in standby, attraverso il metallo spesso, la rabbia e le imprecazioni, un rumore nuovo. Completamente nuovo. Sgrana gli occhi. Un verso minuscolo. Un grido infantile. Il primo. Lo sguardo sbarrato, riprende, per quanto le spallate non funzionino, senza gravità. Sta per staccarsi le dita per aprire la serratura, quando un discretissimo "tlac" annuncia l'apertura della porta. Che vola in avanti, aprendo agli occhi del macchinista una visione assurda. Eir Sterling, zuppa, imbrattata di sangue, il viso rosso ed imperlato di sudore, i capelli marci, è sospesa ad un metro da terra, gli occhi socchiusi, sfiancati. Ha fra le braccia la creatura più piccola che la Burning Hope abbia mai ospitato.

Cause the smell of her perfume echoes in my head still
Cause I see my people trying to drown the sun
In weekends of whiskey sours
Cause how many times can you wake up in this comic book and plant flowers?

lørdag 1. desember 2012

Crucify your mind

St. Andrew, novembre 2514

Eir Sterling li guarda allontanarsi dalle navi. Tutti. Le spalle di Red scompaiono oltre la coltre che si deposita placida sugli strati di neve del passato. Esce, sputando dalle labbra nuvole di vapore denso come la crema. Si arrampica sull'ala, appoggia la schiena contro il metallo familiare. La luna vibra sotto i fiocchi in caduta lenta. La neve copre tutto. Copre il sangue, le colpe, la crudeltà. Dietro di loro, il fumo, il fuoco, le urla. Davanti, Icewolf, e la gente ubriaca che festeggia la prima vittoria dall'Exodus Day a questa parte. Serra le labbra secche, livide, fredde. Le ciglia piene di neve, come ragnatele gelate. Le spalle tremano.

Tre anni. A tre anni Sterling era rannicchiata in un angolo della sala macchine dell'Oldma, intorno a pareti di metallo roventi, sicure. Vibravano, e quello era il rumore del 'Verse in movimento intorno a loro. I parsec di distanza dagli obiettivi. La felicità non era mai stato un obiettivo.

A tre anni, Eleazar Ritter vagava per i corridoi vuoti di una gabbia di cristallo, scorgendo bellezza in ogni riflesso, osservando il gelo nelle venature di marmo. Nessuna gabbia era mai stata così bella, così pura.

Bogart si arrampica sull'ala. In silenzio. Cinge una bottiglia di scotch che alleggerisce, sorso dopo sorso, ignorando le occhiate di astio fraterno di Eir. Le si siede accanto.
-Andata.
-Si.
Lei si stringe in un abbraccio indipendentista. Solo per se stessa. La neve si incastra fra i ricci ribelli.
-I bambini.
-Si.
-...
-Fottuti bambini viziati.
Gli occhi verdi, limpidi, scivolano di lato. Si rifiutano di consegnarsi.

Nove anni. A nove anni Eir Sterling sapeva che fra le griglie di contenimento ed i propulsori devono esserci ventiquatto centimetri, e tre tipi di sicura. Ognuno ha un modo diverso per essere attivato, e tre modi di disattivazione. A nove anni era pienamente conscia del fatto di essere una figlia di puttana, perchè suo padre, specie dopo una bottiglia di Saint's Blood, si premurava sempre di ricordarglielo.

A nove anni, Eleazar Ritter sapeva esattamente cosa fosse il gelo. Lo aveva osservato in ogni sua forma, lo aveva indossato, se lo era iniettato nelle vene, lo mangiava cautamente a cena, seduto ad una tavola troppo grande per poter osservare gli angoli della bocca di sua madre piegarsi in un sorriso livido, stanco, triste, pieno di fragole. Fragole.

Eir Sterling fissa il rum. Deglutisce.
-Lì c'erano il nuovo Morris. La nuova Shepard. Il nuovo Fyre. E' solo questione di anni, e di educazione. Meglio morti che bestie. Meglio morti, che assassini.
Assassini. Gli occhi verdi sono fissi in un punto imprecisato fra i fiocchi. Le spalle fremono più vistosamente. Quando Bogart tenta di poggiarle il braccio sulle spalle si sfila con un movimento ispido, aggressivo.
-Fuck off. Sto benissimo.

Dodici anni. A dodici anni, Eir Sterling sapeva che il Mauler può essere impostato su una modalità di fuoco automatico, o semiautomatico. Che i proiettili superano la carne e le ossa, ma che quelli perforanti riescono addirittura a trafiggere il metallo. Che dopo che smetti di respirare ed essere presente con la testa, non sei più nulla. Ed il nulla è una cosa dannatamente difficile da immaginare.

A dodici anni, Eleazar Ritter vagava per le aiuole infinite respirando aria filtrata, osservando i futuri di plastica che gli venivano presentati. Fuggiva nella soffita impalpabile attraverso una scala a pioli fatta di tasti di pianoforte. A dodici anni, Ritter non era nè un assassino, nè una bestia, e tantomeno un Corer. Solo un bambino.

Eir Sterling si alza, lasciando Bogart solo con il suo rum. Scende dalla nave, si stringe nel coat, si allontana sotto la luce della luna, sotto la neve, sopra la neve. Canta, a voce bassa, a voce roca. Il freddo soffoca ogni cosa. Ogni cosa.

A trentun anni, Eleazar Ritter è la persona che ama.
A trentatrè anni, Eir Sterling è la persona che deve perdonare, od ammazzare.


tirsdag 13. november 2012

War flashes - Don't look

28 Dicembre 2510, Hera

-Don't look.
Soffia Roger Monroe, dopo che hanno trascinato Eir Sterling calciante via dal corpo di suo padre.
-FIGLIDIPUTTANA!
 Lei non è in sè. La furia ha trasceso le membra. Non sono lacrime, sono urla. Non è rabbia, è dolore. Quello finale. Quello che provi nel momento in cui lo specchio dell'infanzia si infrange e tu ci ti tagli le dita. Perchè puoi vedere Tom Haynes cadere sotto i colpi e stringere le mascelle, ma quando è tuo padre a crollare in ginocchio tenendosi il pube sanguinante, la gola aperta da una cartuccia di sledgehammer, e nello sguardo la fierezza di chi non cederà al male fisico nemmeno nell'ultimo istante, il mondo esplode.
-Don't look! Ringhia Monroe, piazzandole una mano sugli occhi e tirandola via, mentre il corpo freddo di Zachary Sterling viene trascinato a bordo, mentre la Oldma a motori caldi si prepara al decollo più rapido della storia. Roger la trascina fino in sala macchine, e ve la sbatte dentro. Chiude la porta a chiave. Non c'è tempo per pensarci. Si allontana, gli occhi implosi di lucido, respirando a fatica, barcollando, mentre le urla si mischiano ai pugni sul metallo, ai rimbombi disperati.


29 Dicembre 2510, Outer-Rim safe route 225-PRS-101

Roger Monroe apre la porta della sala macchina. Il paesaggio è stato trasformato. Un paio di deck sono rovesciati. Una porzione di griglie è stata scassata a calci, ed è un pericolo serio per la sicurezza della nave. Eir Sterling è accovacciata in un angolo, le spalle tremanti, un mignolo spezzato, i lati delle mani scorticati. Nella destra stringe una bottiglia quasi vuota di scotch. Il suo alito è appesantito dall'alcol, lo sguardo è vacuo. Roger le si avvicina, le si siede accanto.
-Non lascerò mai che ti succeda nulla.
Eir ascolta. Un angolo della sua bocca si solleva appena.
-Adesso?
-Continuiamo a combattere.
-Fucking hell.
Si passa le mani fra i ricci, prendendo un lungo respiro.
-Nay. Io scendo a Safeport. So long.
Roger si sporge e le leva la bottglia di mano. Eir sforza un sorriso patetico.
-Scendo lo stesso.
-Ne riparleremo quando sarai abbastanza decente da essere sobria e rispettare la presenza del corpo di tuo padre nella cabina accanto.
-Lui avrebbe fatto lo stesso. Don't look, right?
-L'uomo che abbiamo portato via da Hera non era tuo padre. Era un corpo macellato dall'Alleanza.
-E la differenza, ora…?
-Adrian l'ha ripulito. Devi dirgli addio.
-Dubito che mi senta.
-…per te.
-Fottiti. Vai via.
-Eir..
-VIA!
Gli urla in faccia, i tratti del viso deformati dalla sbronza, dal dolore. Roger si alza. La fissa. Tira la bottiglia a terra, con un gesto così furioso da stonare completamente con la disperazione pacata che porta negli occhi. Gira sui tacchi. Esce. Briciole di vetro.


29 Dicembre 2510, Outer-Rim safe route 225-PRS-101

Roger Monroe apre la porta lentamente. La vecchia cabina di Zachary Sterling è stata svuotata, al centro di essa solo la branda allestita a letto mortuario. Eir è in piedi, la schiena poggiata contro la parete metallica. Gli occhi verdi, bruciati dalla sbornia e dall'insonnia, sono fissi sul volto freddo di suo padre.
-Forse stiamo sbagliando tutto.
Mormora lei, dopo un lungo istante di silenzio.
-Forse ha ragione il generale Witterman. La resa è l'unica.
Incalza. Roger scuote il capo lentamente.
-Se ti sentisse ti spaccherebbe il culo.
-Ma non mi sente. E' morto. E' morto perchè dei figli di puttana avevano il culo troppo largo per farsi bastare un pianeta. Checcazzo. Vogliono la nostra merda?
Gli occhi frugano oltre la nebulosa che nasconde Safeport alla vista.
-Che se la prendano. Che se la prendano tutta, la nostra merda.
-Eir.
-Si.
-Non c'è tempo per.. Dovremo lasciarlo a Hunter.
-Le fosse.
-Aye.
Le dita di Eir subiscono un tremito più convulso. Si scolla dal muro, si avvicina al corpo di suo padre, si ferma su di lui. Ne carezza la fronte fredda, lentamente. Gli occhi chiusi gli conferiscono quella sobrietà calma e pacifica che non gli ha mai visto addosso da vivo. Si china a sfiorarne il volto con il proprio. Nell'orecchio sussurra, inudibile a Roger
-Rialzati.


Rialzati.

Rialzati.

Rialzati.

Rialzati. Rialzati. Rialzati.

Ciò che abbiamo fatto ha l'incredibile potere di non abbandonarci mai.


[ Le promesse hanno cinque dita per mano ed un cuore che batte così forte da annullare l'idea di realtà.]

onsdag 7. november 2012

Five fingers make a hand

[Safeport, dicembre 2507]

Thomas, Sally, Ernest, Chang, Yala. Dan.

"Figli di puttana!" sbraitò Rotten Sterling, il volto paonazzo, ubriaco come una scimmia, le mani che tremavano. "Non voi" precisò, guardando Eir e Leo. "Non voi" ansimò, esasperato. Uno, due, tre... "Figli di puttana!" scoppiò di nuovo, sbattendo il pugno sul tavolo della cambusa. "Tre giorni fermi. Tre dannati giorni fermi per una cazzo di batteria!".
Faticava a respirare, come se la rabbia gli avesse otturato le vie respiratorie. Afferrò lo scotch e buttò giù quattro sorsi solidi. "Niente, vaffanculo. Voliamo fino a Maracay, parlerò io con il generale Stanley."
L'Oldma aveva ritardato la partenza di tre giorni, per aspettare che la Chatwin & co. consegnasse gli MKI necessari ad affrontare il fuoco nemico. Necessari alla sopravvivenza, per arrivare fino a Blackrock e consegnare i missili al quarto plotone. La Chatwin non aveva fornito spiegazioni, nè scuse per il ritardo. Semplicemente, la consegna delle batterie laser non era avvenuta, e dopo il mancato incontro al porto c'era stato il silenzio. Eir, Leo, Roger e gli altri si erano sorbiti uno Zachary "Rotten" Sterling sbraitante e sverso per tre giorni. Avevano provato a mandare gente a chiedere, avevano provato a stabilire un contatto con l'officina di produzione. Senza risultati. Il piano che ora il capitano dell'Oldma stava prospettando ai suoi uomini era quello di volare fino a Richleaf inermi, per mendicare munizioni. Eir saltó giù dalla panca su cui era stata accucciata in un tentativo di schivare le urla e s'avvicinò al padre. Lo fissò in silenzio per un un lungo istante, quindi scosse il capo, con una fermezza che non tradiva i suoi anni.
"Nay", mormorò semplicemente. "Schiatteremmo ancora prima d'aver attraversato la Nebulosa. Scendo a Howenhill. Sento cosa succede."
Non gli lasciò il tempo di replicare. Sgusciò fuori dalla cambusa inseguita da una nuova dose di urla.

Howenhill era la porzione di baraccate che, fuori Sunset Tower, circondava le fonderie e le industrie di Chatwin & co. Del co. era rimasto poco, Eliah Chatwin era un grande, ricco, potente bastardo con i piedi infangati di 'Rim e le mani impastate nelle politiche del Core. Una bomba alleata, una fra le prime a cadere su Safeport, aveva, qualche mese prima, distrutto mezzo quartiere ed un quarto delle fonderie. Ci erano volute settimane per recuperare i pezzi di morti. Affondando nel fango misto a sangue fino ai talloni, Eir percorse l'intera strada dal porto, impiegandoci più di due ore. Quando arrivò vicino allo Stallion, il saloon degli operai, la notte aveva affondato le unghie nell'intera Sunset. Dal locale, insolitamente affollato, provenivano schiamazzi, grida, risate. Musica. Non sentiva musica da settimane, dalla morte di Alan Gatwick. Le spalle spigolose e sottili avvolte nel browncoat, si fece strada fra gli operai, cercando di capire cosa stesse succedendo. La risposta le si aprì davanti agli occhi, inizialmente inspiegabile. Sei operai, uomini e donne, erano seduti intorno ad un tavolo. Stavano stilando una lista, incitati dai compagni che li circondavano. Lo sguardo di Eir scivolò sui loro volti, sulle loro figure. Thomas, Sally, Ernest, Chang, Yala. Dan. Fino a scoprire con orrore il dettaglio rivelatore: a Thomas mancava il pollice, a Sally l'indice, ad Ernest il medio, a Chang l'anulare, a Yala il mignolo. A Dan mancava l'intera mano destra. Tutte le perdite di arti o pezzi d'arto erano recenti, fasciate ed insanguinate. La bocca socchiusa e gli occhi pieni di terrore, Eir non capiva. Non capiva proprio.

"E tu che vuoi?!" Chang alzò la voce, fissandola. Si vedeva lontano un miglio che non era una di loro. Puzzava di chiuso e di lattina volante.
"S.. Sono qui per conto del capitano Sterling. Sono... Sono tre giorni che aspettiamo una consegna di batterie." Riuscì a sputare, con voce roca ed occhi che non stavano offrendo una spiegazione, ma facendo domande.
"Aaah." Comprese Yala. "Non sanno niente. Spiegagli, Thom, spiegagli che è successo"
Thom sorrise, bieco. E spiegò. Dopo il bombardamento, la Chatwin aveva introdotto un nuovo macchinario per velocizzare la produzione di MKI. Laquale produzione era un lavoro di meccanica di precisione. Dan Rowley, ventun anni appena compiuti, nato e creschiuto ad Howenhill, era stato il primo a sperimentarla. E ci aveva perso la mano destra. Il capo reparto aveva ricevuto la notizia, valutato le opzioni, considerato la situazione e risolto il tutto buttandolo in mezzo alla strada. Le iniziali proteste degli altri operai del settore non erano servite a nulla. Era stato così che, uno dopo l'altro, Thomas, Sally, Ernest, Chang, e Yala si erano presentati davanti al capo, un'accetta alla mano. Davanti ai suoi occhi, uno dopo l'altro, s'erano mozzati a vicenda ognuno un dito diverso, fino a lasciare a terra il corrispettivo di quanto perso da Dan. Negli occhi, la furia della disperazione, il mostro nero della guerra appostato sulla coscienza, la rabbia contro un'ombra ancora più grande e spaventosa: l'Alleanza. Dietro a loro, l'intero reparto era pronto a fare lo stesso. Furno rimandati a casa con la promessa di trattative. Al terzo giorno, la Chatwin & co. si era arresa. Avrebbero ripreso Dan, Yala, Chang, Ernest, Sally e Thomas, permettendo a tutti di lavorare per quanto sarebbe stato nelle loro capacità. Avrebbero permesso a tutti di continuare a montare armi micidiali che avrebbero difeso la loro terra, la loro porzione di 'Verse, il loro orgoglio, la loro dignità. Gli operai stavano firmando il contratto d'accordo sotto gli occhi di Eir. Lei restò immobile, ammutolita per un attimo eterno. Solo quando la coscienza di quanto sentito ebbe iniziato ad sprofondarle nella mente, annuì, scollando le labbra sconvolte. "Aspetteremo le batterie" assicurò.

Alla nave, Zachary Stering stava ancora imprecando come un ossesso, agitando la bottiglia ormai vuota di scotch. Fissò gli occhi furiosi sulla figlia, che rientrava pallida come un cencio, con una nuova luce negli occhi. "Aspettiamo le batterie" ripetè lei, come promesso. Non servirono spiegazioni. Il tono di voce aveva troncato sul nascere ogni protesta del capitano dell'Oldma. Era il tono di voce di chi aveva affondato le mani nella terra, fino a sfiorare le radici della rivolta, la ragione per cui erano in guerra.

Rialzati



[Sera, porto di Sunset Tower. Sala macchine della Almost Home]

Bogart apre lentamente la porta della sala macchine. Le luci sono spente, solo il lampeggiare dei macchinari attivi rivelano la figura di Eir Sterling, seduta vicino all'amaca, un grumo di respiri stanchi nel buio. Gli occhi del pilota si adattano lentamente alla mancanza di luce. Si avvicina di qualche passo, silenzioso. La meccanica ha la schiena e la nuca appoggiati contro il pilone di ferro, lo sguardo perso fra le ombre, il viso pallido rivolto verso il tetto metallico, la fronte sudata, le labbra frementi. Fra le mani, la weyland AP-7, che tiene per la canna. Le nocche sono sbucciate, sanguinanti. Poco lontano, a terra, è posata una bottiglia di whisky. Intatta. Gli occhi del nano si posano sulla pistola, allargandosi immediatamente. Solo il suo respiro spaventato attira l'attenzione di Eir, che sposta lo sguardo livido su di lui. Lo osserva, guarda la pistola, e di nuovo il fratellastro.
"Easy."
"Non fare puttanate."
Eir posa lentamente la pistola sul pavimento metallico, sospingendola verso di lui. Con un rumore stridente, la semiautomatica scivola lontano dalla sua portata. Alza le spalle.
"Contento?"
"Eir." Il tono di Bogart è stanco, preoccupato. Non ha il solito piglio stronzo. "Cosa stai facendo?"
Eir esita. Per un lungo istante non risponde. Continua ad ammirare la distruzione che ha seminato sulle proprie mani. Si stringe nelle spalle, ancora una volta.
"Come si addestrano le bestie."
Non piange. Gli occhi sono rossi di stanchezza, di provazione fisica a causa dell'astinenza. Lucidi per tutto il male che rischia di fare. Non piange. Bogart scuote il capo e le si avvicina. I suoi tratti schiacciati, ridotti, sono abituati a tirarsi come acciaio, in reazione a qualsiasi contatto umano. Non hanno mai parlato molto. Le si siede vicino, posando la mano sulla su quella della meccanica. Lei ha le dita più lunghe e peggio ridotte di quelle di lui. Le stringe piano, espirando, come se dovesse buttare fuori tutta la stanchezza, tutto il buio.
"Hai paura".
"Voglio farle vedere il 'Verse libero. Nasce dentro ad una prigione."
Bogart ascolta. Per un lungo istante non dice nulla.
"Jack dice che sono i tipi come me  e Scott che rimetteranno in piede il 'Verse, dopo."
Il sorriso amaro si staglia fra le labbra in modo qusi freddo.
"Scott è sparito. Io quanto durerò?"
Sfila la mano da sotto quella del pilota, e stringe le ginocchia contro il petto. Ci riusciva meglio prima, prima che il ventre sporgesse, minacciando di renderla una persona completa.
"Sterling."
Sospira lui.
"Avere un figlio è la più grande dimostrazione di fiducia che tu possa fare nei confronti di questo puttanaio di 'Verse."
Lei non risponde.
"Rialzati."
Si alza, e la lascia lì, nel buio, con i suoi grumi di paura ed il terrore di non essere abbastanza, di non fare abbastanza. Dopo qualche istante, torna indietro, ad osservala dalla porta socchiusa. Lentamente, Eir Sterling si rialza. Si avvicina alla consolle, riprende a lavorare.